43) Keynes. Le radici ottimistiche.
In questa lettura Keynes racconta di essere stato in giovent
membro di un'associazione universitaria, detta Gruppo degli
Apostoli, di cui ricorda la concezione antropologica, che poi
critica per la sua ingenuit.
J. M. Keynes, Essays in Biography, [Saggi nella Biografia], in
Collected Writings, volume X, London 1972, pagina 448, traduzione
M. Sebastiani.

 Eravamo tra gli ultimi Utopisti, o miglioristi, come talvolta
vengono chiamati coloro che credono in un continuo avanzamento
morale, grazie al quale la razza umana  gi formata da persone
degne di fede, razionali, civili, influenzate dalla verit e da
canoni obiettivi; persone che possono essere liberate senza
pericoli dai lacci esterni della convenzione e dei canoni
tradizionali e dalle regole inflessibili di comportamento, per
essere d'ora in poi lasciate al loro buonsenso, alle loro pure
motivazioni, alla loro sicura intuizione del bene. Ma subito dopo
confesser: Come causa ed effetto della nostra mentalit [di
giovani] non capivamo affatto la natura umana, compresa la nostra.
La razionalit che le attribuivamo rendeva superficiali non solo i
giudizi ma anche i sentimenti [...]. Sono ancora affetto da questa
incurabile tendenza ad attribuire una irreale razionalit ai
sentimenti e al comportamento degli altri (e, beninteso, anche ai
miei).
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagine 38-39.
